BARANA CONFIDENTIAL

CON GIGI
STAI FRESCO...

06/05/2018 24:10

Distese di campi a est. Poche case: le Ina, quelle popolari. Gente semplice in quelle stanze: onesti lavoratori, casalinghe, madri. Neanche troppo sullo sfondo la piaga: droga, giovani tossici e siringhe. Era anche questa borgo Venezia nei primi anni '80. Diversa, molto diversa, da quella piccolo borghese, residenziale e rassicurante di oggi.

Luigi Fresco, detto Gigi, era un ragazzo all'epoca. Già carismatico, disinvolto e accentratore. Si era diplomato ragioniere al Pasoli, studiava Pedagogia all'università, giocava a pallone e allenava gli allievi del club espressione di quel borgo, la Virtus.

Siamo nel 1982, Fresco ha 21 anni. “Abitavo in via Bianchini, dove oggi c'è la casa di riposo Le Betulle, a due passi dal Gavagnin. Andavo al campo a piedi, come faccio anche oggi. Il presidente della Virtus da due anni era Zendrini, dopo la storica presidenza di Nocini. La prima squadra era scivolata in terza categoria e ci fu un fuggi fuggi generale dalla società. Così con altre persone presi in mano il club e diventai presidente. Ricordo un'assemblea infuocata. Ma fu un approdo quasi scritto, perché ero già responsabile del settore giovanile, che con me era di fatto diventato una società nella società, con un bilancio di tre volte superiore a quello dell'intero club. Cominciai ad allenare anche la prima squadra. Trasferii tutto il mio gruppo degli allievi e da lì cominciò la storia...”.

Una storia di scalate, partita dalla terza categoria e fresca di promozione in serie C (con un breve passaggio nella seconda divisione della Lega Pro nel 2013-14). La Virtus oggi è la terza squadra di Verona (unica città in Italia con tre club nei professionisti), ma la vita di Fresco, 57 anni, rimane una straordinaria anomalia nel calcio. Non è industriale. Non è imprenditore. Alla mattina va in ufficio a Lavagno, dove lavora come dirigente scolastico: “Ho iniziato come segretario, oggi sono direttore amministrativo di sette scuole in val d'Illasi”. Mentre al pomeriggio e alla sera, dopo 36 anni, il copione rimane invariato: patron-presidente-allenatore, scrivania e campo, e la sua Virtus ancora fortemente radicata nel quartiere.

Eppure Fresco è personaggio discusso. Un po' per le sue dichiarate idee di sinistra. Un po' per i suoi trascorsi politici in Provincia e in Circoscrizione. Un po' (molto?) per le sue attività sociali anche con i migranti e i richiedenti asilo: “Ma io aiuto tutti. Per me è automatico, lo sento come un dovere. Oggi sono i profughi africani, negli anni '90 erano quelli dei Balcani, ma ho dato una mano anche a molti ragazzi italiani del quartiere, ai carcerati e ai tossicodipendenti. Me lo insegnò il futuro assessore allo Sport Graziano Rugiadi quando ero obiettore nel suo CSI...”


Il democristiano e istituzionale Rugiadi e il giovane capellone di sinistra...


Un giorno Rugiadi mi disse: “Gigi, se qualcuno che ha bisogno ti chiede aiuto tu digli subito di sì e poi trova il modo di farlo. Non prendere tempo e non dire mai di no. Ricorda, il modo si trova sempre”. Negli anni '80 in borgo Venezia c'era tanta droga. Con il dottor Bricolo avviammo un progetto per contrastare il disagio giovanile. Seguivamo anche i ragazzi tossicodipendenti. Con la Virtus ogni anno portavo in ritiro qualcuno di loro per aiutarli a disintossicarsi.


Finì nel mirino anche allora...


Sì qualcuno mi accusò di mischiare i ragazzi sani con i drogati. Poi nel 1984 nel quartiere arrivò, da Ca' di David, un giovane prete, Don Adami, che mi aiutò molto.


Ora sfata pure il mito di essere un mangiapreti...


Ma no, anzi. Indipendentemente dal credere o non credere ho sempre cercato la collaborazione delle parrocchie di borgo Venezia. Quando diventai presidente della Virtus chiesi di avere un assistente ecclesiastico. Ma quella era già un'epoca dove le vocazioni diminuivano e non erano tanti i preti disponibili. Piuttosto avrei un altro mito da sfatare...


Prego...


Non mi piace questa retorica della Virtus buona mentre Verona è razzista. Di recente lo ha scritto la stampa nazionale e mi ha dato fastidio. Noi non facciamo nulla di straordinario e Verona non è razzista. Magari è un po' pigra e lì per lì anche un po' diffidente, ma è un atteggiamento comprensibile, anche perché non è che tutti gli immigrati sono dei santi. Ma Verona con i ragazzi di buona volontà che vogliono integrarsi è una città accogliente e generosa, che dà una mano. Conosco politici di destra che hanno aiutato ragazzi extracomunitari. E ho anche avuto modo di parlare di persona con chi mi critica, trovando comunque intelligenza e disponibilità a un confronto, pur ovviamente da posizioni diverse.


Anni fa a San Bonifacio usarono l'arma dell'ironia per contestarla. “Meglio un bianco caldo che un rosso Fresco” recitava uno striscione con riferimento alle sue idee politiche...


Sì venne addirittura la Rai dopo quella partita perché insultarono Dimas (ex giocatore brasiliano di colore della Virtus, ndr). Ma in realtà era tutto contestualizzato alla partita. Infatti qualche settimana dopo capitai a San Bonifacio per degli esami all'ospedale e decisi di passare dal bar covo dei tifosi della Sambo. Be' ci fermammo a lungo a chiacchierare amichevolmente e a bere qualcosa insieme. Nel frattempo entravano tanti clienti di colore senza nessun problema. Per dire che spesso la si fa più grande di quello che è.


Di recente l'hanno accusata di far giocare i profughi e non i veronesi...


Sibi Sheikh, il nostro portiere (arrivato tre anni fa a Lampedusa con un barcone, ndr), gioca perché è forte. Ma secondo lei in lotta per la C posso ragionare diversamente? Tra l'altro per vent'anni ho sempre avuto in prima squadra tantissimi ragazzi dal vivaio e di borgo Venezia. Anche in Eccellenza e nei primi anni in D. Poi, salendo di livello, per ovvi motivi non è più stato possibile...


In effetti la Virtus fino a dieci anni fa era un piccolo Athletic Bilbao...


Ero l'unico in Italia, credo, con quella filosofia. Tornando a Sibi: è venuto in Italia con il sogno di fare il calciatore. Che male c'è a 18 anni avere quel sogno? E ha un enorme talento. Piuttosto perché prima nessuno se n'è accorto?


Sul suo cognome ci gioca lei stesso. Tra gli anni '90 e 2000 per borgo Venezia giravano i suoi “santini” con lo slogan: “Se non voti Gigi stai Fresco”. E' stato consigliere provinciale e otto anni presidente di circoscrizione. Ha chiuso con la politica?


Sì. L'ho sempre fatta con impegno ed entusiasmo. Oggi non ho più tempo da dedicarle. E' giusto che se ne occupi chi ne ha. Dicono che la politica fa schifo, ma invece può essere un'esperienza bellissima. Per me lo è stata. Ricordo anche i rapporti trasversali. Andavo a volantinare e trovavo come avversari i leghisti con Flavio Tosi. C'è sempre stato rispetto reciproco. L'anno scorso mi sono candidato con la sua lista perché mi piaceva quel progetto civico. Oggi però c'è spazio solo per il mio lavoro a scuola e per la Virtus.


Come sono i suoi rapporti con l'attuale sindaco Sboarina?


Quando era assessore allo Sport nella prima giunta Tosi ho lavorato molto bene anche con lui. Il pomeriggio della promozione non era al Gavagnin? So che è molto indaffarato. C'era l'assessore Rando, che mi ha manifestato l'appoggio dell'amministrazione, oltre all'ex assessore Bozza e a Tosi stesso. Ma credo che il sindaco sia contento del nostro successo.


E con il Verona e il Chievo?


Con il Chievo il sodalizio è storico. Era strettissimo quando c'era Sartori. Campedelli ogni tanto lo sento e conosco anche il ds Romairone. Con il Verona ho lavorato con Calvetti, di cui sono amico. Oggi vengono tutti da fuori e Setti non lo conosco. Però con Margiotta (attuale responsabile del settore giovanile, ndr) ci conosciamo da anni. Mi dispiace solo che sia il Chievo che il Verona non mi aiutarono quella volta che giocai al Bentegodi in Lega Pro. Sembra quasi che dessimo fastidio...


Lei della Virtus è padre e padrone...


Ma no. Ho venti dirigenti bravissimi a cui delego molto. Penso che siamo la società con la dirigenza più diffusa. Alcuni sono compagni di viaggio storici: il vicepresidente De Paolis che è con me dall'inizio, il ds Zuppini e l'economo Chiamenti. Quando non sono d'accordo me le cantano chiare, altroché. La mia fortuna è stata quella di saper scegliere le tre componenti essenziali: i dirigenti, i collaboratori dello staff tecnico e i giocatori.


La Virtus è cresciuta gradualmente. Ma se dovesse indicare l'anno della svolta?


Direi il 2002, in Eccellenza, quando nominai direttore generale Mirko Zatacchetto, che era stato nostro obiettore di coscienza. Lui ci ha dato uno slancio decisivo in termini di professionalità e managerialità. Oggi, per impegni personali, non è più dg, ma è rimasto tra i miei assistenti tecnici.


A proposito, continuerà con il doppio ruolo presidente-allenatore?


Il presidente lo farò per sempre.


E l'allenatore?


Anche! (Fresco ride, ndr). Ho il patentino per allenare in A e dunque perché no? Vediamo se sarò all'altezza della C, ma ci ho messo 36 anni ad arrivarci, perché ora dovrei farmi da parte? Poi ho uno staff incredibile. Ormai spesso mi limito a osservare e intervengo solo quando necessario. Il mio problema è un altro...


Quale?


Perdere peso. Sennò dove le trovo le energie?


La società è pronta per il salto?


Oggi siamo strutturati per salvarci. La C ci costerà un milione di euro. Ma 500 mila ce li dà la Federazione, poi abbiamo tantissimi sponsor, le quote della polisportiva e gli introiti di un vivaio che è il top in Veneto. Pensi che abbiamo tutte le squadre nelle finali regionali e nazionali. Poi il tempo dirà. Mi do due-tre anni...


Per capire?


Se non ce la faccio ridimensiono, metto i giovani e se mi salvo tanto meglio. Ma se vedo che ci sto provo ad andare in serie B. In B, se sei abile, con la mutualità e i soldi della Federazione, è anche più facile mantenersi.


Non ha paura di snaturarsi?


Quello mai. La Virtus deve rimanere radicata in borgo Venezia. Anche per questo ho ristrutturato il Gavagnin. Non voglio giocare in un Bentegodi vuoto. Quest'anno abbiamo avuto un media di 500 spettatori, il prossimo spero di arrivare a un migliaio. Terremo prezzi simbolici, giusto da pagarci la tassa Siae. Io poi abito sempre a due passi dal campo e vivo e frequento il quartiere. Radicamento è anche mantenere la stessa filosofia con il settore giovanile, fin dai primi calci. Poi continueremo le attività sociali, con gli stranieri e con gli italiani. Non voglio diventare come gli altri. La Virtus è diversa.

Sua madre le fa ancora da segretaria?


Certo. Ha 83 anni, mi abita al piano di sopra. Alla mattina mi alzo alle sette e prima di andare in ufficio a scuola salgo da lei e mi mostra gli incartamenti e le pratiche che ha sbrigato. Poi passa un mio collaboratore a farseli consegnare. E' un abitudine che si ripete da 36 anni.

FRANCESCO BARANA


 
  • Miro

    il 08/05/2018 alle 17:12 “Un Milione”
    Bella storia quella della Virtus, anche se è vero che con le cooperative sociali ,in Italia, tutti hanno guadagnato (di cresta) e Fresco non era da meno nemmeno li, essendo scaltro e viscido q.b., però restano le cose belle che ha fatto e quindi meglio così di altri modi per prendere soldi pubblici. Poi sulla Virtus non si può negare che è una realtà di quartiere molto coinvolgente nei giovani. La C è un campionato strano: a fronte di poche entrate (sul 1 mln al max) ho letto che il budget di spesa medio si aggira sui 3-4 mln anche se Parma e Venezia hanno avuto un budget di 10. milioni, così come un pò meno il Padova e Lecce quest'anno ma realtà come Pontedera,Renate, Paganese etc.. hanno budget di 1-1,3 mln di cui rientrano per metà da mutualità e premi della FIGC per utilizzi dei giovani (molti sono prestati dalle squadre di A e B)..quindi., se hai un gruppo di sponsor buoni e la Virtus li ha, per avere altri 0,7-0,8 mln ci può stare, per salvarti ovvio...
     
  • Busatta

    il 06/05/2018 alle 23:13 “Costo Lega Pro”
    Il Renate ha speso 800.000 euro. Quindi ci può stare. Tieni presente che devi giocare con un tot di ragazzi, ai quali se dai 1.000 euro al mese è già tanto ( so per esperienza diretta che in diverse squadre i padri pagavano di tasca. Loro pur di far giocare il 18 enne che arrivava dagli Allievi).
     
  • Andrea

    il 06/05/2018 alle 22:59 “.”
    el ga un problema : l'odia l'acqua e anca il saon.
     
  • Francesco

    il 06/05/2018 alle 20:18 “Business”
    Sul lato sportivo nulla da eccepire. Ma relativamente alla gestione della cooperativa per l'accoglienza dei profughi potremmo discutere per ore
     
  • Straker

    il 06/05/2018 alle 18:02 “Banderuola”
    persona abile ma viscida. per la sua solidale virtus prima usava gli obbiettori come manovalanza. ora i profughi. lo sanno tutti. prima uomo di sinistra e lo scorso anno candidato con tosi. e si stupisce che il sindaco non sia andato. Non mi è mai piaciuto è mai mi piacerà.
     
  • Paul Mariner

    il 06/05/2018 alle 15:53 “Voglio Proprio Vedere...”
    Adesso aspetto che i cosiddetti giornalisti sportivi veronesi saltino sul carro della Virtus e tirino fuori un paio di metri di lingua per leccare il cu.lo di Fresco e dei suoi scherani.... Diventeranno tutti grandi tifosi della Virtus....ecco, io piuttosto di andare a vedere la Virtus mi vado a fare di corsa la Brentino- Madonna della Corona. Certamente la Virtus solleticherà tutti i progressisti, buonisti, solidaristi , terzomondisti, quelli che l'accoglienza, il dialogo, il mondialismo..... Ecco, io resto sporco, cattivo e coerente, e tifo Hellas!!
     
  • Cinghiale Bianco

    il 06/05/2018 alle 11:15 “Un Milione”
    forse è il costo per l'iscrizione al campionato
     
  • Bomber

    il 06/05/2018 alle 10:25 “1 Milione???”
    La serie c non può costare solo 1 milione...le rose sono da 24 giocatori mi pare...lo stipendio lordo medio e quindi di “solo” di 41 mila euro? E poi chi paga lo staff tecnico, preparatori, magazzinieri,biglietteria ecc ecc?
     
  • Ettore

    il 06/05/2018 alle 07:08 “?”
    personaggio discusso per le sue idee di sinistra...? Ma dove viviamo...nella Russia di Putin?
     
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