BARANAINTERVISTA

BARANA INTERVISTA
VALENTINO FIORAVANTI

07/07/2017 15:10

Seconda puntata di Barana confidential. Stavolta Francesco Barana intervista Valentino Fioravanti, giornalista e "penna" dello scudetto del Verona.


“Elkjaer era un tombeur de femmes, guidava la Porsche e dimenticava la patente. Sua moglie, una parrucchiera belga, la ricordo come una donna di grande carattere, sapeva tenerlo al guinzaglio. Zigoni era matto, segnava poco e andava dai maghi a farsi vedere i piedi. Una volta mi disse: 'Me toca solo tirar de ponta'. Bagnoli? Sfatiamo i cliché, parlava ore con i giocatori ed era pure spiritoso. Ero l'unico a dargli del tu”.

Valentino Fioravanti, 86 anni, storico giornalista de L'Arena - ma autore di inchieste e reportage anche per La Stampa, Oggi e Gente, collaboratore del Guerin Sportivo di Gianni Brera e per tre lustri corrispondente del Corriere dello Sport-Stadio - è stato soprattutto la 'penna' dello scudetto e la firma del Verona negli anni '70 e '80: “Gli anni più belli della storia del club, sono stato fortunato”.

Fioravanti sei stato a Verona quello che Gianni Brera è stato in Italia, cantore, intellettuale, letterato, studioso del calcio e non solo...

Sono nato e cresciuto a Ceneselli, provincia di Rovigo, famiglia borghese, madre proprietaria di due negozi di stoffe, padre direttore delle Poste. Nel 1954 mio padre voleva che prendessi il suo posto, ma io volevo fare il giornalista. Ero militante democristiano, i nemici erano i comunisti allora, negli anni '50 proteggevo le spalle a De Gasperi e Bisaglia ai comizi gridando “Trieste italiana”! Poi mio padre lo hanno trasferito a Reggiolo e lì ho cominciato a scrivere per il Giornale dell'Emilia, futuro Resto del Carlino. Nel 1964 sono stato assunto a L'Arena, chiamato dall'allora caporedattore della cronaca Faccincani, Qualche anno dopo mi hanno messo allo sport.


Anni epici in cui i maestri abbondavano...

Gianni Brera è stato un mio amico e un modello, uno studioso, un creativo, un fenomeno. Mi stimava, mi fece scrivere un pezzo su Verona-Inter per il suo Guerin Sportivo e Brera non ti faceva scrivere sull'Inter se non ti apprezzava. Altro riferimento Gianni Reif, sempre troppo poco ricordato, l'inventore del Guerin Sportivo, lungimirante, sempre due passi avanti.


Da anni non scrivi più...

Ho chiuso 16 anni fa. Ora seguo il calcio da appassionato, sono aggiornato, ogni mattina leggo tre giornali, Gazzetta dello Sport, Corriere della Sera e Repubblica, quello è il momento più bello della giornata, e da 10 anni sono abbonato a Sky. Ma a 86 anni è già tanto camminare”.


Eppure la tua penna ci farebbe ancora bene...

C'è un'età per tutto. Di recente mi ha chiamato il mio amico Stefano Lorenzetto perché voleva un pezzo per La Verità, ma non sono Natalia Aspesi che a 88 anni scrive ancora, che sarà anche brava, ma ci sono dei tempi in cui bisogna chiudere. C'è chi vuole stare sempre sul palcoscenico, io non sono mai stato così. Guarda casa mia, è una villetta, una bella casa, l'ho fatta costruire 40 anni fa, ma a differenza di molti miei colleghi non ho mai invitato direttori e gente importante.


Da grande cronista del Verona però avevi un canale diretto con dirigenti e calciatori. Eri loro amico, eppure non risparmiavi loro nulla...

Per questo mi rispettavano. Se non scrivi la verità, se ti auto-censuri perché hai paura di dispiacere qualcuno sei finito. Una volta Di Gennaro, che io chiamavo “il bell'Antonio” e “la luce” per la classe della sua regia, s'incazzò perché gli diedi 4; gli risposi: “Antonio come ti do gli 8 ti do anche i 4”. Ricordo Guidolin che se la prendeva per alcuni giudizi, lo zittii deciso e anche con un linguaggio colorito. Oggi molti giovani colleghi hanno timore reverenziale, vedo qualcuno di loro che si fa pure le foto con i giocatori o gli allenatori, ma scherziamo? Per questo poi i giornalisti non sono rispettati, il rispetto va guadagnato.


Oggi ci sono gli uffici stampa che filtrano...

Una volta dovevo andare nel mantovano a intervistare il presidente di Golden Lady, che aveva chiamato Kim Basinger come testimonial, telefonai per mettermi d'accordo e la sua segretaria mi disse:“Ci mandi le domande e poi le facciamo sapere se le diamo l'intervista”. Risposi: “Le domande non le mando e l'intervista non la faccio più” e misi giù il telefono. Siamo noi che facciamo un piacere a loro e non loro che lo fanno a noi.


Com'è il calcio di oggi rispetto al tuo?

Più atletico, veloce e potente. Ma inquinato dai procuratori e da questi emiri. Che poi voglio vederli gli emiri appena si abbasserà il prezzo del petrolio. Scapperanno.


E' cambiato anche il modo di raccontarlo di noi cronisti...

Sì oggi c'è questo Caressa che urla e mi dà fastidio, quando lo sento abbasso il volume. E i giornalisti leggono poco, io leggevo quelli più bravi di me per abbeverarmi e migliorare, ma leggevo anche i classici americani, Hemingway e Faulkner. Poi evitano di disturbare i club potenti, io da corrispondente del Corriere dello Sport ho attaccato la Roma. Infine nessun giornalista va più a vedere gli allenamenti, io agli allenamenti scoprii che Briegel avrebbe marcato Maradona e feci uno scoop su Paolo Rossi


Racconta

Mi fece aspettare fino alle sette di sera fuori dallo spogliatoio per un'intervista, quando uscì mi lamentai: “Paolo ostia...”, ma lui mi prese da parte e mi rivelò che si sarebbe operato alle ginocchia. Diedi io la notizia a tutta Italia, gli altri presero un buco. Il buon cronista deve far fatica e costruirsi fonti dirette.


I più grandi li hai visti giocare tutti. Il più forte?

Roberto Baggio, nascondeva la palla.


E del Verona, Elkjaer o Zigoni?

Elkjaer, in certe partite devastante. Ho detto del tombeur de femmes, ma era anche un atleta serio e un ragazzo intelligente, simpaticissimo e molto generoso. Mi portò un libro su di lui dalla Danimarca con dedica: “Al mio amico Valentino. Firmato Cavallo pazzo”. Una volta mi disse: “Se vinciamo lo scudetto mi faccio eleggere sindaco”. Ma quando saliva sul Porsche, Briegel prendeva paura. Ho un grande ricordo anche di 'Pantofola' Mazzanti.


Capitolo allenatori: Valcareggi, Liedholm o Bagnoli?

Bagnoli, che da ex grande centrocampista aveva intuizioni geniali. A Briegel disse: “E se ti metto in mezzo al campo come mediano di spinta?” “Mister è il mio sogno”. Era un grande comunicatore altroché, severo, intelligente, ma anche spiritoso. Non accettava intromissioni da parte di nessun dirigente. Mascetti in questo era bravo ad assecondarlo. Starebbe bene anche nel calcio di oggi. Oggi mi piace Semplici della Spal.


Perché non ha sfondato con i grandi club?

Lui era legato alla famiglia, soffriva stare lontano dalla moglie e dalle figlie, una non vedente. Non aveva un manager a curargli gli interessi e non inseguiva il successo. Ai tempi dell'Inter mi confidò: “Potevo firmare due anni, ma ho voluto fare un annuale”.


Liedholm?

Liedholm un signore, voleva tutti giocatori alti, all'epoca non era facile perché erano tutti gobbi e storti. Era appassionato di astrologia, studiava il flusso della luna e in base a quello ti diceva quello che potevi e non potevi fare. Era anche uno studioso del calcio, la sua strategia era di tenere a lungo il pallone e non perderlo. Era distinto, andava sempre dai Ghelfi a comprarsi i quadri.


Valcareggi.

Un uomo intelligente e una brava persona, forse troppo. Sapeva tutto dei giocatori avversari, soggiornava al Due Torri, a pranzo andavo a trovarlo, lui mangiava, io mi sedevo con lui. A Verona ha sofferto perché c'era sempre il rischio di retrocedere: “Non dormo la notte” mi diceva. Anche perché Garonzi era avaro, guardava anche i dieci centesimi dell'acqua di Veronello e non cacciava i soldi. Io poi sono stato un grande amico di Cadè, che giocava con la zona mista nei primi anni '70. Per dire, dopo non hanno inventato niente.


Garonzi, è stato lui il più grande presidente del Verona?

Sì. Lo chiamavamo “il carrettiere”, ma era abile, furbo, non si faceva fregare. Ed era assistito da un grande segretario, Giancarlo Fiumi. a cui chiedevano come facesse a sopportare Garonzi ogni giorno, lui rispondeva: “Coltivo il giardino”. Garonzi fu superficiale solo una volta, quando ammise la telefonata a Clerici, peraltro innocua, e il Verona fu retrocesso a tavolino. Subì un'ingiustizia. Ma a parte quell'episodio, lui capiva il mondo del calcio, sapeva muoversi, farsi aiutare, a differenza di Chiampan.


Già Chiampan. Il suo Verona dallo scudetto al fallimento.

Con la Canon negli anni '80 è stato una potenza finanziaria, ma non capiva di calcio, vendeva i calciatori a meno di quanto li aveva comprati e attorno a lui in seguito hanno mangiato in tanti.


Oggi c'è Setti. Il tuo giudizio?

Non lo conosco, ma mi sembra uno da “vorrei ma non posso”. Nel calcio di oggi serve una forza finanziaria che lui non mi pare abbia.


Toni ha sbattuto la porta. Cosa ne pensi?

Fusco è più avvezzo come direttore sportivo, il calcio mercato è una catena e un incrocio di alleanze e favori reciproci. A Toni bisognava dare un'altra carica.


Ma Toni voleva dare consigli...

Eh no, non si possono dare consigli se non sei autorizzato, a ognuno il suo ruolo.


Nel 2009 si arrivò a un passo dalla fusione Verona-Chievo. Sembrava fantacalcio e invece ci si fermò a un metro...

Il Verona deve restare il Verona e il Chievo deve restare il Chievo. Ero in confidenza con il vecchio Campedelli, Luigi, nel 1991 voleva comprare il Verona dopo il fallimento e tenersi il Chievo - allora già in C - come realtà dilettantistica. Mi disse: “La mia famiglia è legata al Chievo, ma il Verona è il Verona”. Ma Matarrese fece una norma che gli impedì di acquistarlo e il Verona poi finì ai Mazzi. Oggi il Chievo è una realtà affermata di serie A, questo ha del miracoloso. Luca Campedelli è stato bravo a circondarsi di bravi consiglieri e ha imparato a capire quali sono, nel calcio, le amicizie importanti e quali quelle da evitare. Oggi però lo vedo più introverso, un po' musone.


Tu hai narrato le gesta dei Verona più forti, ma il Verona nella storia recente ha vissuto anche l'umiliazione della C. Qual è la vera dimensione del club?

Il Verona è un club glorioso, da serie A, ed è una società che è stata anche vessata e spesso defraudata dai giochi di Palazzo, altrimenti avrebbe disputato molto più campionati di A. Ho scritto un libro al riguardo, ma non l'ho mai pubblicato perché trovavo difficoltà a promuoverlo e poi ho deciso che era meglio vivere sereno. E poi già ai miei tempi ci domandavano perché i veri ricchi di Verona non si interessavano alle vicende del club.


Perché secondo te?

I nostri imprenditori non amano e non hanno mai amato le luci della ribalta. Eppure Verona è una città bellissima e prospera, con tifosi appassionati.


La tifoseria, di generazione in generazione, rimane il caposaldo.

Sì, ma fammi dire una cosa, ho un cruccio...


Prego.

Continuo a leggere e sentire il nome Hellas, ma l'Hellas è la Grecia, noi siamo il Verona, al limite il Verona Hellas. Possiamo tornare a chiamarlo il Verona? Il Verona, la squadra della città.


 

Leggi anche:

  • Luca

    il 10/07/2017 alle 10:44 “Curva Sud Marche”
    Grazie Francesco, alla prossima intervista !
     
  • Lucab

    il 09/07/2017 alle 18:38 “Finalmente!”
    Verona!!!!!!!!!!!!! Al limite Verona Hellas. Ai tempi dello scudetto si diceva: Andiamo a vedere il VERONA!!!!!
     
  • Hellas Gig

    il 09/07/2017 alle 18:24 “Verona Hellas”
    Bella l'intervista. Complimenti, Francesco. Concordo anche sul ritorno del nome Verona. Affiancato da Hellas, per carità, ma prima "Verona"!
     
  • Pinkhellas

    il 09/07/2017 alle 16:51 “Ciao Francesco...”
    Come posso leggere la prima intervista? Bella intervista, mi piace come scrivi. Grazie nadia
     
  • Matteo

    il 09/07/2017 alle 16:17 “...”
    Bisogna ricordare ed apprezzare anche quando scriveva del Chievo!!!
     
  • Giampi

    il 09/07/2017 alle 13:45 “"...bei Ricordi"”
    complimenti.......questa bella intervista mi ha fatto fare un piacevole ritorno indietro negli anni.
     
  • Gino L'onto

    il 09/07/2017 alle 13:08 “Complimenti”
    Caro Barana, sarò onesto: tante volte lei in televisione non mi è piaciuto. Però devo riconoscere con umiltà e con piacere che i suoi ultimi scritti sono davvero notevoli, per acume, eleganza, riferimenti culturali e - non ultimo - per la scelta degli interlocutori. Ero bambino quando scriveva Fioravanti, ciò nonostante ne conservo un ricordo luminoso, esattamente quello che lei ha reso in questa intervista. Complimenti anche per l'intervista a Fusco che ho letto solo oggi. Avendo una formazione letteraria, mi creda, è abbastanza raro che io apprezzi così tanto un articolo e - se lo ritiene - mi permetta di farle un complimento: lei ha il raro dono di scrivere molto meglio di come parla! Avanti blu!
     
  • Joejordan

    il 09/07/2017 alle 11:19 “Bene, Bravo, Bis.. O Tris”
    Gran bella intervista. Un escursus di personaggi e ricordi bellissimi. Complimenti!