BARANA CONFIDENTIAL

Ferruccio Gard
Cantore dello scudetto

20/05/2018 10:34

Vivere da reduce. “Mi sento un po' come l'ultimo dei Mohicani. Eravamo in sette, siamo rimasti in tre: io, Vasino e Castellotti”. Ferruccio Gard, 77 anni, giornalista, scrittore e pittore, ha un sussulto di malinconia. E' solo un attimo nel suo eloquio colto, brillante e animato da ironia sottile. Gard è un “reduce” che resiste e che, anzi, è tornato prepotentemente attuale con la grande rentrée televisiva da inviato del “suo” Verona e del Chievo per 'Quelli che il calcio'. “Sono tornato di moda. I ragazzi mi chiedono i selfie e sebbene non fossero neanche nati si ricordano di me a Novantesimo...”.

Mentre pochi conoscono i tanti altri Gard, uomo dalle mille vite e dagli infiniti talenti. Il Gard pittore tutt'ora in piena attività, tra i massimi esponenti mondiali della Optical Art e dell'astrattismo, con esposizioni in tutto il mondo e dal 2015 in mostra permanente alla Biennale di Venezia accanto a Klimt, Chagall, Munch, Kandinskij, Mirò e De Chirico. Il Gard giornalista “da marciapiede” che nel 1997 “agganciò” e intervistò in esclusiva e senza accordi precedenti Giovanni Paolo II. Il Gard che carpisce confidenze all'inavvicinabile Sofia Loren alla Mostra del Cinema di Venezia. Il Gard quirinalista ai tempi di Saragat, Pertini e Cossiga. Il Gard a cui Andreotti, nel 1991, in piena guerra del Golfo, rivelò l'imminente liberazione degli ostaggi italiani da parte di Saddam Hussein: “Si creò una piccola crisi diplomatica tra l'Italia e lo stesso Saddam. E De Michelis, che era ministro degli Esteri, s'arrabbiò e per poco non faceva cadere il governo...”.

Essenzialità sabauda quella di Gard: “Io canavese, mio padre valdostano. Gard è un nome francese, si dovrebbe pronunciare Gar, ma ho sempre preferito Gard, suona meglio”. Accento però veneziano: “Ci abito dal '73, da quanto la Rai da Torino mi spostò qui a Venezia. Ma in tutta Italia credono che viva a Verona, che però è un po' la mia seconda città. Anche perché lì c'è il Verona sempre a me caro...”.

Già, il Verona. Gard – “il Mitico Gard” come lo definì Aldo Grasso sul Corriere della Sera – è il volto che per la Rai e l'Italia ha raccontato quello più bello. Erano gli anni '80, quelli del 90° minuto di Paolo Valenti e dei corrispondenti dai campi. Oltre a Gard dal Bentegodi, Tonino Carino da Ascoli, Luigi Necco da Napoli, Giorgio Bubba da Genova, Marcello Giannini da Firenze, Gianni Vasino da Milano e Cesare Castellotti da Torino. Assurti alla storia del costume italiano come “I magnifici 7 della banda Valenti”. “Quel 90° minuto – ricorda Gard – era un fenomeno sociale, la trasmissione più vista in assoluto della tv. Alle 18.10 di ogni domenica si fermava l'Italia. Quando andavo in onda sapevo che c'erano 20 milioni di persone incollate agli schermi a guardarmi. Roba da far tremare i polsi. Diventammo quasi delle star...”


Togli il quasi...


All'inizio per la mia modestia non mi rendevo conto che stavo entrando nella storia della televisione. Improvvisamente tutti iniziarono a chiedermi autografi. A Verona si parlava di Bagnoli, Elkjaer e poi di Gard. Noi di Novantesimo eravamo un po' giornalisti e un po' attori. Ecco quello era un grande teatrino, unico, irripetibile...”.


Ognuno di voi aveva un suo stile inimitabile. Tu diventasti famoso per i cappelli alla Sherlock Holmes, le giacche e l'humor inglese...


Fui il primo in tv a indossare e a lanciare la moda dei cappelli. Uno l'ho rispolverato di recente a 'Quelli che il calcio'. L'humor? Volevo smitizzare la sacralità del calcio, così introdussi lo sfottò e quando dovevo criticare un giocatore o un arbitro lo facevo con sottile sarcasmo e il gusto della battuta, sovente in rima baciata. La Gialappa's Band ha detto di essersi ispirata un po' a me. Solo una volta esagerai. Con Platini...


Racconta...


Scontro Platini-Fontolan. Platini gli cade addosso e gli resta disteso sopra per dieci secondi – un'eternità - in posizione equivoca. Nel collegamento in diretta, mentre scorrevano le immagini della sintesi, non mi trattenni e dissi: “Platini che non si alza, forse deve trovare un certo intimo piacere a restare disteso sopra a Fontolan...”. Era una battuta audace per quei tempi. Mi pentii subito di averla pronunciata e temetti di poter anche perdere il posto. Al lunedì mi aspettavo la lavata di capo di Valenti o di un dirigente Rai. Per fortuna non successe nulla.


Com'era Valenti?


90° minuto è stato lui. E' lui che nel 1978, dopo la nascita di Rai Tre e delle testate regionali, aveva preso in prestito noi giornalisti del TgR e creato quel format con i corrispondenti territoriali. E' lui che quel format lo ha difeso fino alla fine dei suoi giorni, nonostante le continue pressioni della redazione sportiva di Roma che voleva mettere le mani su un programma di enorme successo e nel cuore della gente. Infatti con la morte di Valenti (15 novembre 1990, ndr) noi fummo allontanati e 90° è cambiato.


E' cambiato anche il giornalismo sportivo...


Credo che in generale oggi manchi un po' di cultura classica e forse anche un pizzico di ironia. C'è da dire che però noi eravamo più fortunati. Non c'era concorrenza e potevamo stabilire un contatto diretto con i protagonisti, oggi con gli uffici stampa è impossibile. Negli anni '60 per il Corriere dello Sport-Stadio intervistai Sivori nudo nello spogliatoio che sorseggiava rilassato del the. Oggi te lo immagini?


Ricordo anche un Fanna ai tuoi microfoni sulle gradinate di un Bentegodi colmo. E prima della partita.


Non ci fu bisogno delle forze dell'ordine. Non servivano. C'era entusiasmo a Verona, ma anche molta educazione e rispetto. Fanna fu gentilissimo. Oggi, figurati, i giocatori sono inavvicinabili.


E pure raro trovare un giornalista sportivo che intervista in esclusiva il Papa...


Siamo a Lorenzago nel '97. Dopo la Messa so che il Papa, da protocollo, deve salutare tutti i preti del bellunese in fila ordinata. Io, con il mio operatore, mi metto in fondo alla fila. Quando Wojtyla si avvicina mi riconosce - lo avevo già intervistato altre volte, ma mai da solo – e mi saluta. Io senza farmi sopraffare dall'emozione osai: “Santità può concedermi un paio di domande?”. Acconsentì. Gli domandai di Sarajevo – che avrebbe dovuto raggiungere l'indomani – e della guerra in corso in Bosnia. Tra i media si dibatteva di quel viaggio pericoloso e io senza troppo pensarci gli domandai: “Se la sente ancora di partire?”. Quella sera aprii tutti i tg.


Le rivelazioni che le fece Andreotti sugli ostaggi italiani in Iraq scatenarono il caos...


De Michelis si arrabbiò. E Saddam avrebbe posticipato di una settimana il rilascio dei prigionieri. Ma non dimentico la correttezza di Andreotti con il sottoscritto. Di solito in questi casi i politici smentiscono quanto dichiarato, dicono che è colpa della stampa che ha riportato male. Invece Andreotti, nonostante si rischiasse una crisi di governo e un incidente diplomatico, confermò tutto.


Realizzò esclusive anche con Saragat, Pertini, Cossiga. Poi con Berlinguer, negli anni più recenti anche con Berlusconi...


Ai tempi di Saragat diventai quirinalista per la Rai. Lui rimane il mio presidente, ma devo dire che come Capo dello Stato Pertini è stato il migliore di tutti. Intelligente, ironico, sagace. Come lui nessuno.


E la Loren?


Ho fatto trent'anni da cronista alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia. La Loren mi riconosceva e per lei ero quasi di casa...



Era quasi più difficile avvicinare Bagnoli...


Bagnoli era uno stratega e un raffinato psicologo in tutto quello che faceva. Sapeva infondere la carica giusta ai giocatori e difenderli, anche dalle pressioni esterne. Quel Verona aveva ragazzi affiatatissimi. Lo si percepiva fuori, ma soprattutto in campo, dove di rado c'era un litigio e tutti si passavano la palla. A volte, ancora oggi, vedi giocatori che non la passano al compagno libero. Quella non è distrazione, è risentimento.


Qualcosa si è sfilacciato anche nel Verona di oggi...


Guarda, sono arrabbiatissimo. Io voglio bene al Verona, sento un debito di riconoscenza per un club così glorioso che mi ha regalato l'apice della notorietà. E proprio perché voglio bene al Verona sono incavolato. L'ho seguito da vicino per 'Quelli che...'. L'ho visto a Torino nel 2-2 col Torino e nel 4-1 di Firenze. L'ho visto con il Milan in casa. Be' quella squadra, checché se ne dica, era tranquillamente da metà classifica. Perché non ha sempre giocato così? Perché tante altre partite le ha disputate senz'anima? Cos'è successo? E' successo qualcosa? Non dico di più...


Pensi a qualcosa di strano?


C'è qualcosa che non mi quadra. Il Verona è retrocesso senza dignità. Non è retrocesso a testa alta. Il Benevento è retrocesso a testa alta e tra gli applausi del suo pubblico. Il Verona invece retrocede tra i fischi dei suoi tifosi. Meritatissimi.


Ora i soliti noti diranno: “Gard disfattista”...


I tifosi amano il Verona e si sentono presi in giro. E chi ama e si sente prese in giro ha il diritto di manifestare il suo disappunto. Non è disfattismo.


Hai chiuso con 90° minuto nel 1990. Lì inizia il declino del Verona. Ti sei mai spiegato il perché?


E' semplice. E' tutta una questione de schei. Se non investi e non prendi buoni giocatori il tuo destino è segnato: serie minori, mediocrità.


Come giornalista sei sempre stato essenziale. Come artista e pittore sei celebre per i quadri a macchia di colore...


Sia che mi dedichi alla optical art, dunque all'arte cinetica e programmata, che si basa sulla geometria e la perfezione, sia che dipinga quadri astratti il filo conduttore è la ricerca cromatica. Con l'astrattismo esprimo libertà, con la cinetica il desiderio di perfezione insito in ogni essere umano. Un desiderio ovviamente irrealizzabile.


Hai all'attivo esposizioni a Tokyo, Buenos Aires, New York, Praga, Bruxelles, Salisburgo, all' XI Quadriennale Nazionale di Roma e a sette Biennali di Venezia, dove sei entrato nella collezione permanente accanto ai mostri sacri. Come conciliavi pittura e lavoro?


Ho sacrificato molto tempo a mia moglie, ai figli e alle vacanze. Se ero in ferie o “di corta” andavo in studio dalle cinque di mattina a mezzanotte. Il resto è merito di una grande vitalità. Nei giorni scorsi ero a Roma, avevo una mostra al Museo Boncompagni Ludovisi. Sai cosa mi piacerebbe?


Dimmi...


Tra due anni e mezzo compio 80 anni. Vorrei una festa tipo quella riservata a Pizzul e che fosse a Verona, per tutto quello che Verona rappresenta per me e la mia storia. Mi piacerebbe organizzare una mostra a cui poi seguirebbe una rimpatriata tra amici, colleghi giornalisti, sportivi e tifosi veronesi. Se il sindaco legge...


Magari legge...


Be' nell'eventualità bisognerebbe attivarsi presto. Per organizzare una mostra occorrono due anni.


 
  • Ermuz

    il 20/05/2018 alle 20:38 “...”
    le sue cravatte e le sue giacche sono entrate nella storia tra l'altro
     
  • Nik

    il 20/05/2018 alle 12:32 “Mitico”
    artista e gran giornalista
     
  • Luca62

    il 20/05/2018 alle 11:36 “Che Classe!!!”
    Bellissima intervista . E' il riassunto di un fantastico periodo di giornalismo sportivo e non solo, intelligente , educato, colto, ma anche ironico e dissacrante.