FORTITUDO MOZZECANE CALCIO FEMMINILE

Alessandro Crestani e
la pulcine gialloblù

26/10/2018 11:00

Alessandro Crestani, vice allenatore della prima squadra, dimostra di avere una vera passione per l’insegnamento nei confronti dei più piccoli. Come dice Alessandro, insegnare alle Pulcine e, in generale, insegnare ai ragazzi giovani, è impagabile. Le Pulcine gialloblù, sotto la guida di Crestani e dei suoi collaboratori, possono imparare le basi calcistiche e del comportamento che prevede lo sport.


Perché hai scelto di allenare le Pulcine?


«Il settore giovanile è la mia vera passione quindi, a parte il fatto che me l’hanno chiesto, ci tenevo io particolarmente. Mi sento predisposto a lavorare con i più giovani e, secondo me, la soddisfazione che ti regalano i ragazzi del settore giovanile è impagabile. Anche il lavoro che ho scelto (insegnante, ndr) presuppone il rapporto con i ragazzi».


Il lavoro è gratificante come allenare la prima squadra?


«Assolutamente sì. Ci sono differenze sostanziali. In prima squadra conta tanto il risultato, soprattutto quest’anno. Con le “piccole” il bello è che non guardi il risultato, bensì altri aspetti, come ad esempio il loro miglioramento sul controllo di palla, sul dribbling e in generale ti concentri su tutto tranne che sull’effettivo risultato. Diciamo che da questo punto di vista è diverso rispetto alla Primavera e soprattutto rispetto alla prima squadra. È bellissimo quando vedi che le Pulcine riescono ad eseguire un gesto tecnico che sei riuscito a trasmettere loro durante l’allenamento. Tutto questo dà grande soddisfazione».


Quali sono gli insegnamenti che si devono dare a queste ragazze, calcistici e non, contando che sono così giovani?


«Dal punto di vista puramente calcistico le tipologie di allenamento variano in base all’età: alle più piccole cerchiamo di insegnare la coordinazione del corpo e il controllo della palla, a quelle un po’ più grandi cerchiamo invece di trasmettere gesti tecnici, tattica di base, velocità e capacità di uno contro uno. Credo però che a quest’età la cosa che bisogna riuscire a trasmettere è la fiducia in sé stessi e nei propri mezzi. Se una giovane giocatrice ha fiducia in sè stessa, e lo dimostra portando palla, tentando un dribbling e provando certi passaggi in partita, allora tutto risulta essere più fruttuoso. Trasmettere fiducia è la cosa più importante. Dal punto di vista comportamentale invece insegniamo la puntualità, il rispetto per le persone, per le compagne, il saluto, il ringraziare quelli che consentono loro di imparare, insomma tutti quei comportamenti che poi faranno sì che crescano in una determinata maniera».


Già a quest’età si riesce a capire se una ragazza è dotata e potrà far strada?


«Si riesce a vedere chi ha più talento rispetto ad un'altra, ma riuscire a dire che una giocatrice così giovane riuscirà a fare strada non è sempre così facile e scontato. A volte ci sono bambine su cui non scommetteresti e che invece poi stupiscono e arrivano in fondo; altre volte capita di trovare bambine con un talento sconfinato ma che poi, per un motivo o per un altro, non riescono ad arrivare. Il talento quindi si vede subito: se corre bene, se è coordinata, se tocca bene il pallone, però se farà strada non si può dire, perché ci sono mille variabili. Quello che conta davvero sono la testa e l’impegno, il talento da solo non basta; una ragazza, anche se non molto talentuosa, può aspirare a qualcosa di grande mediante il lavoro, la serietà e l’impegno».


Le Pulcine hanno già il senso della competizione e la voglia di migliorarsi?


«Dipende da ragazza a ragazza. Puoi trovare la giocatrice che è predisposta dalla nascita per la competizione e la vittoria; magari ci sono piccole calciatrici che hanno il senso della competizione ma devono ancora scoprirlo; infine ci sono quelle che non l’hanno affatto. Noi, più che il senso della competizione, dobbiamo riuscire a trasmettere l’intensità di gioco: non conta il risultato, conta dare il cento per cento, conta correre e lottare su ogni pallone. Si può vincere e si può perdere, ma l’importante è dare tutto ciò che si ha al massimo delle proprie possibilità. È l’intensità che ti rende competitivo piuttosto che il voler vincere ad ogni costo».


«Ci tengo infine a ringraziare i miei collaboratori, che sono bravi, lavorano tantissimo, talvolta anche più di me, perché con gli impegni della prima squadra non sempre riesco ad essere presente. Quindi un grazie va alla società, ad Alessia Pecchini, a Martina Borg, a Silvia Fortin e a Davide Boretti».


Riccardo Cannavaro


 
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