PARLA IL CAMPIONE VERONESE DOPO IL SUCCESSO AL CAMPIONATO ITALIANO

FORMOLO ESCLUSIVO
SOLITARIO MA... ROCCIA

05/07/2019 11:33

Va di corsa, Davide Formolo. Forse per vincere il tormento: “Sono un irrequieto, mai davvero soddisfatto” confida. C'è dell'inquietudine nel ragazzo di San Rocco, frazione di Marano di Valpolicella, neo-campione italiano: “Penso tanto, a volte pure troppo, e non va sempre bene. E sono un solitario, nel 2014 quando sono passato professionista con il team Cannodale non è stato facile inserirmi in squadra, mi aiutò Elia Viviani, che è un amico”.

Formolo, 26 anni, passista-scalatore, dal 2018 corre con il team tedesco Bora. Domenica scorsa ha vinto i campionati italiani di ciclismo su strada, succedendo nell'albo d'oro proprio a Viviani. Numero da campione il suo, attacco solitario a 37 km dal traguardo di Compiano: “Non me la aspettavo, non ero al top, ma quel tipo di percorsi sono il mio pane”. Roccia – così lo chiamano gli amici – prima di domenica aveva raccolto una vittoria di tappa al Giro d'Italia (nel 2014) e tanti piazzamenti: secondo alla Liegi-Bastogne-Liegi (2017), secondo (dietro a Nibali) al Campionato Italiano del 2014, due decimi posti nella generale del Giro (2017 e 2018) e un nono alla Vuelta 2016.

Formolo, cosa ha pensato dopo che ha tagliato il traguardo?

“Alle parole di Nibali nel 2014. Mi superò allo sprint, ero un po' deluso, mi avvicino e mi disse: 'Stai tranquillo, hai tempo e questa corsa la vincerai'”.

Profetico. Meglio questa vittoria, o quella del Giro nel 2014?

“Le vittorie sono tutte belle e importanti. Questa però ha un significato più potente, perché arriva dopo un percorso di maturazione”.

A 26 anni un ciclista in effetti entra nel pieno della carriera...

“Sento di essere cresciuto molto, ogni anno faccio un passo in più. E sono migliorato a livello tattico. Il carattere invece è sempre quello, non mollo mai e in corsa mi piace la bagarre”.

Non per niente la chiamano Roccia...

“Non sono un predestinato, ho dovuto costruirmi anno per anno e ho sempre lottato, fin da ragazzino. Adesso spero cominci la parte più bella della storia”.

Cosa sogna Formolo?

“Vincere un Giro d'Italia, o un Mondiale, o l'Olimpiade. Ma devono combinarsi tante cose”.

Meglio le classiche o i grandi Giri?

“Le classiche sono perfette per le mie caratteristiche. Mi esalto nei percorsi duri, lunghi, nervosi e misti perché ho molto fondo e resistenza. Ma sulle tre settimane ho dimostrato di essere competitivo. Come ha detto lei prima, sto entrando nella fase migliore della carriera e a un grande Giro ci penso”.

Obiettivi immediati?

Adesso preparo il Giro di Polonia (dal 3 al 9 agosto ndr), poi vado alla Vuelta con l'obiettivo di vincere qualche tappa. Poi c'è il Lombardia, è una classica che mi piace, vorrei provarci...”.

Che le hanno detto i suoi amici di San Rocco?

“Mi hanno preparato una festa a sorpresa. Lunedì ero passato io per salutarli e mi hanno regalato una serata fantastica. Sono sempre giro per il mondo e vivo altrove, ma a San Rocco e Marano sono cresciuto, anche come ciclista. E' sempre aria di casa”.

A lei piace anche il calcio...

“Sì, tutte le squadre di Verona, ma la fede è per l'Hellas. Da ragazzino andavo a vederlo sempre, oggi è più difficile. Lo seguo da lontano”.

FRANCESCO BARANA


 
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