IL PRESIDENTE FIGC

Gravina: La stagione
2019/20 va salvata

26/03/2020 21:18

“Allo stato attuale, è impossibile preventivare quando e come si potrà ripartire, ad ogni modo vogliamo assegnare lo scudetto, anche nel caso in cui non si giochi fino alla partenza del 2020/21. Insomma, la stagione 2019/20, va in qualche modo salvata. Attenzione però, non è corretto soffermarci solo alle più alte categorie, ma anche a quelle inferiori. Ci sono società che rischiano di sparire. Infine, non dimentichiamo che è necessario definire organici e format della prossima stagione, comprese le coppe europee, promozioni e retrocessioni”. Così il presidente della FIGC, Gabriele Gravina, intervistato da Skysport, in analisi al difficile momento che sta vivendo il calcio italiano per via del coronavirus. Prosegue Gravina: “Nel 2020/21, Serie A a 22 squadre? Personalmente non sono favorevole. Nel concreto sarebbe ingestibile. Continuando così si giocherebbe più tardi, per cui si rischierebbe di avere più gare da disputare in poco tempo. E’ necessario invece seguire le nostre norme perché modificare il format dei tornei non è semplice. Terminare a maggio 2021 sarebbe l’ideale perché in estate ci sarà l’Europeo”.

Il presidente sottolinea la sua preoccupazione: “Non solo i Campionati superiori sono a rischio, ma soprattutto le leghe più piccole. Parlo in particolare del calcio dilettantistico che rischia di perdere 3000 società. Se la stagione ripartirà, alla Uefa e alla Fifa abbiamo già chiesto di poter proseguire oltre giugno 2020, per completare tutti i tornei. Se sarà possibile ripartiremo a maggio per terminare a luglio. Ora però è imperativo rispettare le ordinanze delle autorità politiche e scientifiche. Se non si potrà scendere in campo, sarà comunque giusto fare delle valutazioni per salvare la stagione coi risultati raggiunti dalle squadre prima del blocco”.

Sulla situazione economica: “Non chiediamo al governo nessuna risorsa. I problemi ci sono ma cercheremo di risolverli nel nostro ambito. Il calcio interessa poco in questo momento, ma rappresenta pur sempre la terza industria italiana. Mi aspetto innovazioni dal punto di vista normativo che oggigiorno non permettono uno snellimento di sviluppo nel mondo dello sport in generale. Siamo infatti fermi a 40 anni fa, perché la legge fondamentale dello sport è del 1981. Serve un ammodernamento”.

A.F.


 
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