L'INTERVISTA ESCLUSIVA ALL'ATTACCANTE DELLA VIRTUS VERONA, ARTURO LUPOLI.

Lupoli: A Verona si sta
bene, l'Arsenal un sogno

18/05/2020 09:32

Questa l'intervista ad Arturo Lupoli, attaccante della Virtus Verona, arrivato nella scorsa finestra estiva di calciomercato (2019). Lupoli si racconta a Tggialloblu.it, dall'ultima esperienza con la Virtus di Luigi Fresco, ripercorrendo la sua carriera dagli esordi con l'Arsenal di Arsène Wenger e Thierry Henry (2005), alla promozione in Serie A con il Frosinone nel 2015.



"Io da qualche settimana sono ritornato a casa, in provincia di Parma. Qui ho tanti spazi aperti e ciò mi consente di svolgere comunque degli allenamenti abbastanza completi. Ho creato una piccola palestra in garage, con diversi attrezzi, per poter mantenere la forma fisica più corretta possibile. Ovviamente gli allenamenti di gruppo mancano, la quotidianità che vivi con la squadra è tutta un'altra cosa. In questo momento d'emergenza, nonostante si stia iniziando lentamente a riprendere, non bisogna ancora abbassare la guardia e mettere la salute di tutti sempre al primo posto. Riprendere a giocare è comunque una forzatura. Bisognerà farci l'abitudine agli stadi vuoti almeno per la prima parte della prossima stagione, ma forse almeno in Italia sarebbe stato meglio chiudere la stagione in corso, a tutti i livelli, e pensare a programmare la prossima nel migliore dei modi. Ovviamente i ritorni economici di Serie A e Serie B sono molto superiori a quelli della Lega Pro, ma se si dovesse riprendere e qualche atleta tornasse ad essere positivo, si farebbe fatica a giustificare la cosa. Si rischia seriamente di iniziare per poi magari fermarsi di nuovo. In Premier League tanti giocatori hanno preso posizioni forti anche con le proprie società perchè non volevano rischiare, qui in Italia invece gli atleti non stanno avendo voce in capitolo in questa situazione e comunque non è una cosa positiva".


Un tuo reseconto della tua esperienza alla Virtus Verona fino ad ora?

"Quando arrivi in un ambiente nuovo ci vuole sempre un periodo d'adattamento. La Virtus poi, all'interno della Lega Pro, è una realtà un po' a sè e bisogna calarsi completamente nella filosofia della società. La Virtus è una realtà che ti permette di lavorare bene e in serenità e questo è un valore molto importante. Io poi, con altri compagni più esperti, abbiamo messo a disposizione l'esperienza che abbiamo fatto durante la nostra carriera per far crescere tutto l'ambiente ed aiutare i nostri compagni più giovani. Primo dello stop stavamo comunque facendo una stagione molto buona. Abbiamo chiuso un girone d'andata straordinario, in zona Play-Off. Ad inizio del girone di ritorno abbiamo avuto un netto calo fisico e anche un po' di sfortuna in alcune partite. Eravamo però a pochi punti dalla salvezza matematica e a -1 dai Play-Off, a dieci partite dalla fine.

L'anno prossimo è il centenario della Virtus Verona, sarà una stagione particolare. Qui a Verona mi sono trovato molto bene fin da subito anche per la mia famiglia. Se ci fosse la possibilità, resterei più che volentieri. Ho un'opzione di rinnovo sul contratto e visto che la scorsa annata ho giocato poco per alcuni infortuni, ho la voglia di ripartire dal ritiro estivo e inizare al meglio la prossima stagione dall'inizio".


Un po' di Amarcord..


Tu a diciasette anni, passi dal settore giovanile del Parma, all'Arsenal degli Invincibili di Wenger. Come ci si sente a ritrovarsi in allenamento compagni come Henry, Reyes, Flamini, Bergkamp, Fabregas, Ashley Cole, Van Persie e altri..? L'esperienza che ho vissuto all'Arsenal è stato un sogno ad occhi aperti. Forse sono stato catapultato in una dimensione che per me a quell'età era enorme. Quando sono arrivato io l'Arsenal, la squadra arrivava da uno scudetto vinto senza perdere neanche una gara. Ogni giorno cercavo di imparare qualcosa da ognuno di questi campioni. Sono riuscito a ritagliarmi poi un po' di spazio con Wenger. Mi ricordo di aver giocato un City-Arsenal in Coppa dove abbiamo vinto 0-3. In una gara contro l'Everton poi, feci doppietta e Wenger da li mi diede fiducia e mi fece capire che qualcosa potevo dare anche io".


Un annedoto con qualche tuo compagno di squadra che ti ricordi? "Era un gruppo fenomenale. Quando arrivai all'Arsenal creai subito un legame d'amicizia più forte con Fabregas, Senderos e Reyes. Poi molti parlavano italiano quindi era facile per me riuscire a comunicare.

Mi viene in mente un episodio con Henry. Dopo la finale mondiale persa con la Francia nel 2006 contro l'Italia di Lippi, Henry mi vide nel parcheggio di Sant'Alba (sede del ritiro dell'Arsenal) e in modo scherzoso si avvicinò a me dicendo che non avrebbe più parlato con gli italiani. Mi disse che se avesse vinto quella finale il Pallone d'Oro non glielo avrebbe tolto nessuno, trofeo vinto poi da Cannavaro.

Devo poi ricordare con molto affetto Josè Antonio Reyes, scomparso tragicamente lo scorso anno per un incidente stradale. Ai tempi dell'Arsenal avevamo legato molto, andavamo insieme a lezione d'inglese ed era una persona genuina e sincera. Dopo una gara di Champions League contro l'Ajax mi diede la sua maglia e io la conservo tutt'ora con grande cura e affetto".


Dopo l'Arsenal ti sei ritrovato in Championship, al Derby County, vincendo il campionato. Un'altra stagione molto importante per te. Che differenza c'è tra la Serie B italiana e quella inglese? "L'esperienza vissuta in Championship è stata forse la più importante per me. Abbiamo vinto un campionato straordinario, ero in fiducia sia con i compagni che con il mister. A fine anno chiusi la stagione con 11 goal e 7 assist. La Championship, per un attaccante, era perfetta. C'erano meno discorsi tattici, avevo tanta libertà e potevo svariare molto in attacco. Tornassi indietro sarei rimasto di più in Inghilterra, anche se ho fatto delle buone annate anche in Italia con Ascoli e Varese in B."


Il tuo rimpianto più grande è forse quello di non essere riuscito ad esordire in Serie A? "Penso proprio di si. Dopo la vittoria del campionato con il Derby County, passai alla Fiorentina. Firenze è una città e una piazza straordinaria, probabilmente però mi sono trovato nel posto giusto ma nel momento sbagliato. La Fiorentina in quegli anni era ancora più forte di adesso, lottava per un posto in Champions League. Quando arrivai avevo appena 19 anni e in attacco c'erano giocatori come Toni, Mutu, Pazzini, Vieri e Osvaldo. Trovare spazio sarebbe stato difficile per chiunque. In quella finestra di mercato mi avevano cercato anche il Napoli e il Torino, che erano ancora in Serie B, ma da li a poco sarebbero risalite in A. Se fossi andato in una di queste due avrei potuto poi esordire in A con loro, ma ricordo il periodo a Firenze comunque come un'esperienza positiva".


Nel 2015 vinci la Serie B con il Frosinone, portando per la prima volta città e squadra in Serie A. In quel gruppo c'era anche Paolo Sammarco, ora tuo compagno in rossoblù. Che ricordi hai di quell'esperienza? "Mi ritrovai al Frosinone un po' per caso. Io iniziai la stagione al Varese, poi per problemi societari a gennaio mi ritrovai a Frosinone. Quando sono arrivato la squadra era quinta in classifica, in zona Play-Off. Abbiamo poi fatto un finale di campionato incredibile, vincendo tante partite e arrivando poi al 16 maggio 2015, l'ultima giornata di campionato dove c'è stata la festa allo stadio e poi in città. Ancora oggi con Sammarco ricordiamo con estrema gioia quei momenti, il giro con il pullman scoperto per il centro di Frosinone con migliaia di tifosi in festa. Tutti i giocatori e lo staff divennero cittadini onorari, un riconoscimento che porto con me con grande affetto. Momenti del genere ti danno gli stimoli per continuare e sicuramente ti ripagno di tanti momenti duri o magari passaggi a vuoto. Il calcio è anche questo".


R.C



 
  • Gianni

    il 19/05/2020 alle 18:54 “Grande Arturo”
    Bellissima intervista! da amante del calcio giovanile ricordo benissimo Lupoli sin dai tempi in cui vinse uno splendido scudetto Allievi con la maglia del Parma... dopo quella affermazione lui e il gemello del gol Pepito Rossi volarono in Premier, uno all'arsenal appunto, l'altro al manchester sotto la guida di mr Ferguson... che dire, sulle prime ebbe più fortuna Rossi ma poi sappiamo bene quanto invece sia stato bersagliato dalla sfortuna con tutti quei guai fisici.. Lupoli ha fatto la sua lunga e onesta carriera e sta dando molto alla virtus... forse mi sarei aspettato qualcosa di più da lui, il suo impatto in inghilterra fu ottimo e col senno di poi magari era meglio avesse proseguito lì.. in ogni caso tanto di cappello e speriamo possa dare tanto a verona... in quel parma, a proposito di talenti sfortunati per via di infortuni c'era fortissimo anche il centrocampista Filippo Savi che era lanciatissimo ma che poi ha perso annate intere per problemi fisici, finendo presto fra i dilettanti.. se non altro Arturo ha messo insieme una bella carriera da professionista e mi auguro duri ancora a lungo... peccato per il mancato esordio in A